Check Point Charlie sitcom BLOG
Storie di vita d'azienda

12.12.06

E così... la vita continua. Gli eventi ti superano; ti sopravanzano. A distanza di mesi, siamo ancora nel caos più completo. E dire che di acqua ne è passata sotto i ponti.

Rouge: vanished right in to the air.

Coramina: chi l'ha visto?

Al posto di Coramina, ecco a voi Rain Man, per gli amici "Ciao Ciccio": dal profondo nord, pieno di intenzioni da scorecard, indirizzato verso uno spin off pressochè immediato, ma infatuato del B2C.

"Ciao Ciccio", così ti saluta al telefono, sia quando ti chiama, sia quando chiude la comunicazione e poi i silenzi... io le odio le telefonate fatte di lunghi ed interminabili silenzi durante i quali non si comprende se la linea è caduta, se l'interlocutore sta mangiando, se .. forse... sta pensando... no, impossibile.

E poi Clerasil... ve lo ricordate? Carriera fulminante... ed ora imperversa in lungo e in largo. "Tanti nemici, tanto onore" sembra il suo motto. Soluzioni inefficaci per tutti i problemi; dal water intasato alla necessità di aumentare le vendite in Papuasia; dalla lampadina fulminata alla strategia di scouting delle nuove risorse. Isomma un genio fatto e finito, che se non ne fossi in grado, ti insegna anche a cag...

La vita continua....

da HarryPalmer | 12.12.06 | commenti

15.02.06

Il tempo corre dicono i saggi. Ma anche di notte non dorme. Vi dicevo di Coramina. Un tipo esuberante, frenetico, pieno di entusiasmo. E’ arrivato in questo pollaio poco più di due mesi fa. Ed è quasi un mese che se ne è andato. Toccata e fuga, insomma. Grandi progetti, grandi parole, ipotesi di rilancio, annunciate inversioni di trend… flop, svanito tutto; sembra non sia mai stato tra noi. Tutti a chiedersi cosa mai sia successo. Cosa lo abbia indotto a dire “Grazie me ne vado”.

Le aziende sono una realtà complessa dove relazioni e rapporti contano, a certi livelli, più delle reali competenze.

In tutto questo caos dis-organizzato, Rouge resta impassibile. A poche settimane dalla pensione (ma ci andrà davvero? Non è credibile), dopo essere stato per l’ennesima volta messo in un angolo, è stato richiamato in prima linea. E lui, una statua di cera, imperturbabile, come se nulla fosse mai accaduto, di nuovo in pista, con la sua solita flemma, con il suo solito incedere privo del minimo barlume di vivacità intellettuale.

Convocato per riprendere in qualche modo le fila dei discorsi interrotti, Rouge, alla presenza del gotha, si è lanciato (con calma mi raccomando) in un ardito sillogismo tra la sua figura e l’elasticità del sacco scrotale. Impagabile. Facce esterrefatte, parole di circostanza…

da HarryPalmer | 15.02.06 | commenti (3)

3.02.06

Sono trascorsi più di due anni… l’ultimo post… cento vite fa… Un’altre città; l’ennesimo cambiamento. E poi... rewind. Re-inizia la giostra, nella stessa piazza. La stessa, fatta di episodi da cameracafè sempre più grotteschi.

Però mi diverto. Come un riccio. Mi sembra di essere tornato all’ultimo anno del liceo. DJ è andato via; e io sono tornato. Ava è migrata verso altre conquiste in altri territori; Jaws è asceso;Rossella non è (ma è stata mai?); Cutter desaparecido; Yeti e Rouge sulla strada del retire; Precox e Penna Bianca mobbizzati. Io, ritornato da qualche mese in questa gabbia, con incarichi altisonanti, futuri top, relazioni doc… all’interno del navel of the world… mi ritrovo con Avanger a discutere sull’ennesima follia.

Sono davvero contento. In fondo è un lavoro come un altro.

E poi è giunto tra noi Coramina; poche settimane ed è di nuovo sparito. Ma ci sarà occasione per parlarne.

E ora iniziano le olimpiadi...
da HarryPalmer | 3.02.06 | commenti (3)

2.02.06

Che ne dite se riprendiamo la sit-com?

da HarryPalmer | 2.02.06 | commenti (2)

4.06.04

La dolce vita - parte terza

Questa mattina la città è semiparalizzata. Gli elicotteri la sorvolano di tanto in tanto; polizia e forze dell’ordine ad ogni angolo; ogni tanto qualche sirena spiegata. Anche i servizi pubblici di trasporto sono meno congestionati del solito. La gente ha paura. Vi è una calma irreale. Traffico ridotto; clacson muti; molti negozi chiusi. E’ arrivato il Gran Ciambelliere d’oltreoceano. La sua fama – o discredito – l’ha preceduto. In questa atmosfera tutti aspettano e temono un botto come quello di Madrid. Mentre venivo al lavoro mi è capitato di incrociare una donna araba per la strada; l’ho guardata con sospetto e paura. Ma cosa faccio? Cosa vado a pensare? E’ mai possibile che la tensione di queste ore riesca a sovvertire convinzioni e certezze fino a ieri salde e radicate? Il bombardamento mediologico di queste settimane evidentemente ha avuto il suo effetto. Riesco – e forse tutti riusciamo – a vedere il nemico nel diverso, nello specifico, nell’arabo, nell’islamico. Alla faccia della presunta e assoluta neutralità dell’informazione. Alla faccia degli strumenti intellettuali di elaborazione che credevo di essermi costruito nel corso degli anni. Grazie Silvio. Grazie Giorgio.

da HarryPalmer | 4.06.04 | commenti (2)

18.05.04

La dolce vita – segue

Spazzola mi guarda con due occhi stupiti e mi chiede: “perché?” Possibile mai che sia così attenta e riesca sempre ad individuare il nocciolo dei problemi? Eppure è proprio così. Nel bel mezzo di qualsiasi discussione – si parli di argomenti futili o importanti non fa differenza – riesce sempre a spiazzarmi. Confrontarsi con lei è davvero divertente. Riesce sempre a porsi su un lato diametralmente opposto al mio modo di pensare. A volte, con apparentemente banali esempi, riesce a dire o a rendere evidenti aspetti da me sottovalutati.

Tipo qualche tempo fa…..

uno di quei giorni dove tutto va storto; e più le cose si mettono male più io mi agito (come mio solito). E Spazzola, dall’altra parte del telefono, sentendo la mia voce nervosa e isterica, mi dice: “sembri una mosca in un barattolo!”.

Senza parole. Sono scoppiato in una fragorosa risata. Io sono proprio così, a volte. Una mosca che sbatte il muso contro un vetro che non vede. La vera disgrazia, perché di disgrazia si tratta, è che, spesso, più mi faccio male e più continuo a cercare soluzioni palesemente irrealizzabili. Meno male che Spazzola ha questa dote naturale.

da HarryPalmer | 18.05.04 | commenti (1)

12.05.04

La dolce vita

Sudore, fatica, affanno, cura dell’esteriorità…. Cos’è se non questo una palestra? Eppure dopo mesi di inattività fisica, con inevitabili ripercussioni sullo strato di adipe che circonda le mie rotondità, mi sono deciso! Mi sono iscritto in un “helt senter” a pochi passi dal mio ufficio. E così da un paio di settimane, mi ritrovo in questo coacervo di muscoli gonfi e indolenziti, alle prese con macchine infernali per sollecitare anche il più recondito tessuto di cui non conoscevo nemmeno l’esistenza, dinanzi a specchi che impietosamente mettono in risalto il minimo strato di grasso sui corpi madidi. Il mio stupore è stato enorme; vedere il cosiddetto sesso forte dedicare spasmodici sforzi nella cura e nella ricerca di “performans” per confermare ancora la propria presunta virilità ha qualcosa di subdolamente ridicolo. Caricare con orgoglio i bilancieri con pesi da Maciste, ripetere come degli invasati serie multiple con attrezzi diversi, non smettere di soffrire nemmeno quando il corpo, urla pietosamente: BASTA! In questo panorama, mi osservo e, a volte, ho l'aspetto di uno capitato lì per sbaglio. Con i miei minuscoli pesi da 3 chili, faccio una fatica disumana a concludere la scheda preparata appositamente per me da un istruttore (manco a dirlo, più voluminoso degli altri). I miei quattro chilometri di corsa su quel maledetto tappeto, che non riesco ancora a regolare, mi sembrano più di un calvario; a volte lui corre da solo!!!! In questo panorama, le donne sembrano più umane. Fanno sport, ma non con questo spirito bellico. La loro attenzione è diretta per lo più al modo di presentarsi in palestra: pantaloncini attillati, top che mettono in evidenza le forme, bandana all’ultima moda per asciugare il sudore. Chissà quanto durerò. Io ha la necessità di rientrare comodamente nei vestiti che ora sembrano un cilicio o saio penitenziale che dir si voglia. E poi, l’altra sera, l’avvenimento; tutte le donne infervorate ed urlanti per essere degnate dallo sguardo del più macho di tutti, del più bello… Boh chi sarà? Alla fine la scoperta: da non crederci; mi sono allenato (ora esagero) fianco a fianco con il famoso “personaggio” dell’ultimo Grande Fratello, il principe. Non so se potrò ancora reggere l’emozione; forse è meglio che desista! J

 

 

da HarryPalmer | 12.05.04 | commenti (2)

11.05.04

Kithchen’s stories

Non so se la mia lunga permanenza in una unica azienda abbia influito, ma evidentemente sì. Ero convinto che in un ufficio si dovesse necessariamente fare i conti con persone obbligate ad essere stupide; condannate dal fato o dagli eventi ad essere i grandi telespettatori della vita altrui, audience del “Grande Fratello”, fanatici telesportivi, immancabili fan dei “Fatti Vostri” e della D’Ausanio (si scriverà così?) di turno. Non si tratta di razzismo sociale, credimi Avenger, ma di distanza, forse intellettuale, forse sociale, chissà. Comunque distanza. Eppure ieri sera, un film mi ha sorpreso… Kitchen’s stories, appunto. Un interpretazione diversa dell’essere spettatori della vita altrui. Una visione ironica di come un soggetto passivo, che deve limitarsi ad osservare ed analizzare, può cambiare la propria vita, essere partecipe di qualcosa che, non così distante come la TV, è a portata di mano. Interagire e diventare l’osservato; esaminatore ed esaminato interagiscono e fondono le proprie vite, in modo semplice e naturale, come l’ovvia conseguenza della contiguità fisica. Forse è questo quello che manca a queste persone. La TV fa apparire distanti coloro che osservi; ed in nome dell’apparire, del successo, si osservano quelli che si considerano dei privilegiati. Ragionavo su queste cose stamattina in aereo, tornando nella città dove lavoro… e poi ho sorriso. Da mesi non devo più ascoltare un linguaggio che, definire da caserma, sarebbe eufemistico; da mesi calcio, sesso, soap, etc. etc sono quasi spariti dai colloqui dei miei vicini di banco. Piuttosto... scalpore e battute suscitano magari le trovate del nostro capo del governo e quelle del Presidente Usa in pectore. Zelig ha la sua fetta di spazio nelle conversazioni giornaliere. E ogni tanto ci si arrovella su questo o quell’autore del libro che era tanto piaciuto….. I colleghi nella mia nuova azienda anelano le 17.00. Perché? La vita è fuori dall’ufficio. Nessuno fa a gare per “rubare” mezz’ora di straordinario e nessuno si inventa emergenze dell’ultima ora. Tutto viene fatto, compiuto nel più breve tempo possibile, per poi andare a vivere. In definitiva: la normalità – in senso statistico – qual è? Dov’ero prima o qui ?

da HarryPalmer | 11.05.04 | commenti (2)

10.05.04

Inadeguato

Alle 13,00 in punto scatta - di solito - il triste e consueto rito della pausa pranzo. Per la gioia di tutti, l'azienda offre il servizio di mensa interno. Così non hai nemmeno la scusa di uscire a disintossicarti. Naturalmente è triste consuetudine il recarsi a pranzo in gruppo con i colleghi di ufficio e, manco a dirlo,  di sedersi pure vicino.
Inutile dire che ho provato ad evitare questa tragica ricorrenza quotidiana in ogni modo. Ho persino provato a smettere di mangiare, ma non è durata. Quando proprio non riesco ad evitarlo, dunque, mi tocca partecipare con un sorriso teso stampato sulla faccia.
Oggi  provo ad arrivare in ritardo, magari me la cavo. Tutti i posti al tavolo saranno già occupati.
Ma la mia scarsa propensione ai rapporti interpersonali sul luogo di lavoro viene severamente punita. In tutta la mensa gli unici posti disponibili sono quelli al tavolo delle mie colleghe femmine. Non solo. Mi becco pure Rossella, seduta democraticamente in mezzo alle impiegate. Inutilmente, e penosamente, cincischio con il vassoio strapieno. Devo bere l'amaro calice ed accomodarmi di fianco a quella mia collega che si sta separando dal marito - che ha beccato a tradirla - ma io non devo ufficialmente saperlo. Orrore, di fronte a me siede Stupore. Così soprannominata dalla cattiveria dei colleghi per quei grossi occhi sporgenti, sempre stranamente spalancati. E' la persona più pettegola del piano. All'incirca sui 40. Sempre vestita come una ragazzina, fasciata nei jeans attillati e rigorosamente sotto l'ombelico. Camicette tese sul seno (rifatto, dicono i maligni). Molto ultima moda e, naturalmente, molto sola. Alla mia sinistra Rossella. Anche lei sui 40. Separata da un uomo che non conosco, ma che gode di tutta la mia umana comprensione. Sprizza insoddisfazione e frustrazione da tutti i pori.
Io precipito nel bel mezzo di una di quelle conversazioni tipo sex and the city alle quali nessun maschio dovrebbe mai essere presente. Cerco di farmi piccino piccino, e di assumere quell'espressione del tipo "sono un un uomo di mondo, non preoccupatevi di cosa stanno sentendo le mie orecchie".
Le femmine stanno letteralmente sbavando per Lenny Kravitz. Impazziscono per lui. Descrivono entusiaste il suo movimento pelvico. Perfino le frange da coatto della sua giacca di pelle indossata sul petto nudo. Anzi. Sono proprio le sue caratteristiche da uomo truzzo a farle impazzire. La ciliegina sulla torta, a sentir loro, sta nel fatto che - perdipiù - sia un uomo completamente inaffidabile. Scorgo desiderio sincero nei loro occhi. Se fosse qui, seduto di fianco a noi a sbocconcellare in modo volgare una coscia di pollo raggiungerebbero un orgasmo (multiplo magari).
Ora mi viene naturale chiedermi se sto assistendo alle farneticazioni di donne mature frustrate sessualmente, oppure se sono rappresentative dei mutati gusti femminili. Temo che resterò nel dubbio. L'unica consapevolezza che ho è di quanto distante io sia da questo modello.
Torno tristemente nel mio ufficio. Non bastava l'insicurezza sulle dimensioni del pene. Ora mi rendo conto di quanto siano inadeguati anche il mio aspetto il mio look e la mia affidabilità da vecchio bravo ragazzo...








da Avenger | 10.05.04 | commenti (7)

6.05.04

La riunione 1

Entriamo nella nostra ampia sala moquettata, destinata alle riunioni più importanti. Loro son già tutti lì, schierati, ad aspettarci. Conosco quasi tutte le loro facce e le scorro cercando di ricordare i nomi. I tavoli sono stati disposti ad "U". Noi ci accomodiamo di fronte al lato aperto. Silenzio in sala.
Intanto sto pensando che non ci volevo venire. E' una trappola. La riunione è stata convocata dopo una mia litigata furiosa, condita da urla (mie) e sorrisini (suoi), con Tonno.
Harry, perchè non torni? Magari anche noi non avevamo la stessa visione delle cose, magari anche noi la pensavamo diversa su alcune questioni importanti, magari anche noi ci mandavamo a quel paese. Ma non è la stessa cosa. Ce la prendevamo a cuore perchè - come due pirla - credevamo veramente a quel che dicevamo.
Tonno si siede all'estrema destra, ovviamente decentrato, Rossella - la quale detto per inciso ha voluto trascinarmi con lei quaggiù - al centro ed io (tentennando) a sinistra. Per un attimo ho pensato di deviare ed andarmi a sedere ad una delle estremità della U, mischiandomi a loro e ponendomi fuoi dai loro sguardi. Ma un'esitazione è fatale. Rossella mi indica il suo fianco. E 'te credo! Non ha la minima idea di cosa dire e - soprattutto - di come tirarsi fuori dall'impiccio. Sappiamo che stanno per rovesciarci addosso tutte le loro richieste (illeggittime per come la vedo io). Sappiamo benissimo, anche, che in realtà la partita è uno scaricabarile fra di lei e Tonno. Incapaci di gestire la routine ma, ancor di più, le situazioni spinose.
Gli attacchi cominciano. Rossella si volta verso di me e mi sibila con la bocca mezza chiusa
"sorridi, sorridi sempre".
Ma sappiamo tutti e due che non mi ha portato lì per quello. E' una trappola, l'ho detto. Sanno tutti e due qual è il mio temperamento. Gli serve qualcuno che vada giù a muso duro, senza paura di bruciarsi le sopraciglia.
Ma io non voglio starci. Eh no, troppo facile brutti bastardi. Così sorrido lievemente e sprofondo nella mia poltroncina. Intanto, il mio sangue comincia a ribollire, mentre ascolto le cazzate di 'sta gente. Ignoranti, della peggior specie. E stupidi, oltretutto. Inarco ancor di più l'angolo del mio sorriso, mentre rifletto sul mio autocontrollo.
Le stupidaggini si accumulano. Tonno ha la debolezza di un pesce da troppo tempo all'amo. Ogni volta che apre la bocca è un autogol. Rossella è abilissima in una sola cosa: schivare e scaricare. Io taccio e ribollo.
Ma nessuno riesce a sfuggire a lungo al suo fato. Uno dei malcapitati si gira verso e di me:
"...e lei ride dottore. Ride di noi che..."
Questo non doveva proprio dirlo. La trappola scatta. Rossella si distende impercettibilmente. Tonno ride.
Ed io sfondo la debole diga del mio pessimo carattere.













da Avenger | 6.05.04 | commenti (3)

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